Giornata mondiale della salute mentale: Imola un riferimento nazionale e la regione conferma il suo impegno con oltre 3 milioni per il nostro territorio

In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, Imola rinnova il suo ruolo di punto di riferimento per le politiche anche oltre il livello regionale in materia di salute mentale.
La Regione Emilia-Romagna, con la recente Delibera n. 1389 del 25 agosto 2025, ha destinato 40 milioni di euro al Piano attuativo per la salute mentale e il superamento degli ex ospedali psichiatrici. All’Azienda USL di Imola spetteranno 3.292.727 euro, risorse che serviranno a rafforzare i percorsi di riabilitazione, assistenza e presa in carico personalizzata, con un’attenzione particolare anche ai disturbi del comportamento alimentare, agli esordi psicotici, ai disturbi specifici dell’apprendimento e ai disturbi dello spettro autistico.
Imola ha una storia profonda e simbolica nel campo della salute mentale. Qui sono nati due grandi ospedali psichiatrici, il “Lolli” e l’“Osservanza”, chiusi definitivamente nel 1996 in attuazione della Legge Basaglia. Da Imola prese avvio anche il celebre “Progetto Valerio”, che aprì la strada alla chiusura dei manicomi e alla nascita delle prime case-famiglia per il reinserimento sociale degli ex pazienti, diventando un modello di riferimento nazionale.
Oggi, dove un tempo sorgevano i reparti psichiatrici, sta nascendo un polo di cultura, formazione e innovazione grazie anche ai fondi del PNRR: un simbolo concreto di rinascita, che trasforma un luogo di segregazione in uno spazio di comunità.
Accanto al riconoscimento per l’impegno regionale, resta forte la preoccupazione per l’impostazione del Piano nazionale per la salute mentale (PANSM) 2025–2030.
«Imola, con la sua storia e le sue esperienze, può essere ancora una volta un laboratorio nazionale di buone pratiche. Ma non possiamo farcela da soli: serve una visione di Paese che metta la salute mentale al centro delle politiche per il futuro – spiega Fabrizio Castellari, Consigliere Regionale del Nuovo Circondario Imolese -. Il Piano nazionale, così come è stato concepito, rischia di indebolire la rete territoriale e di trascurare l’apporto fondamentale della psicologia, dell’educazione e del lavoro sociale. La salute mentale non può essere ridotta a una diagnosi o a un trattamento, ma deve essere parte integrante di una politica pubblica che unisce prevenzione, inclusione e autonomia. Penso soprattutto ai ragazzi e alle ragazze, che dopo il Covid stanno vivendo un disagio diffuso, spesso silenzioso. Serve un piano straordinario per la salute mentale degli adolescenti, con più psicologi nelle scuole, più spazi di ascolto e più progetti di comunità»
Imola, con i suoi centri territoriali e i programmi rivolti ai giovani fino a 26 anni, rappresenta un esempio di come la prevenzione e la prossimità possano fare la differenza. Tuttavia, per contrastare una crisi di questa portata servono politiche nazionali più ambiziose, capaci di mettere al centro la salute mentale dei ragazzi come priorità del Paese.
